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Sant’Antonio Abate

Quella di S. ANTONIO Abate è una festa che affonda le radici nel tempo. Sant’Antonio Abate è senz’altro il santo più venerato nelle campagne del Centro Italia; è il protettore delle bestie e delle stalle ed anche preservatore dai pericoli dell’incendio; un santo strettamente collegato alla vita rurale e, in particolare, alla ripresa dell’attività agraria.
Il buon frate dalla lunga barba bianca, la cui immagine si trova in tutte le stalle, viene venerato particolarmente in campagna dove la devozione per la sua figura resiste tuttora al logorio dei tempi.
La tradizione, le cui origini popolari si fanno risalire al Medioevo, vuole che il Santo debba resistere alle tentazioni del Demonio che cerca in tutti i modi di conquistare l’Anacoreta. Tra mille insidie, Sant’Antonio riesce a vincere la battaglia contro il Maligno.
Una volta, quando nelle case regnava la fame e la carestia, questo giorno era motivo per girare di casa in casa per cantare ed inscenare le tentazioni del Demonio nei confronti del Santo.
Si andava in quelle case dove si riteneva che la scorta di viveri fosse ancora abbondante, visto anche che nel mese di gennaio veniva ammazzato il maiale.

Oggi come ieri il rito si ripete.
I festeggiamenti in onore di Sant’Antonio Abate una volta erano molto sentiti: la popolazione si appellava al Santo perché proteggesse il bestiame, base dell’alimentazione e del lavoro nei campi. Si assisteva alla Messa Solenne nella chiesa stracolma di gente vestita a festa (non era consueto in una società estremamente povera) e alla benedizione, sul sagrato, degli animali e dei Pani di Sant’Antonio. Questi ultimi avevano varie forme e grandezze e
venivano poi dati da mangiare alle bestie.
La figura del maiale è diventata il simbolo di questo Santo: egli, infatti, è raffigurato nell’iconografia ufficiale sempre con un porcellino.
Il culto del santo giunse dall’oriente dove, allora come oggi, i suini sono considerati animali immondi e il maiale che il Santo schiaccia sotto i suoi piedi, infatti, non è altro che il simbolo del Demonio e delle sue tentazioni.
Al contrario, i contadini italiani, tradizionali allevatori di suini, interpretarono l’immagine in modo opposto.
Fu cosi’ che, proprio grazie al maiale, il Santo divenne, per estensione, il protettore ufficiale di tutti gli animali domestici, fonte di vita, perché indispensabili nella coltivazione dei terreni.

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